Madre Elisa Andreoli

(1861-1935)

 

Tito Sartori

 

Amalia Andreoli nacque ad Agugliaro (Vicenza) l’11 luglio 1861  da Marco e Margherita Ferraretto; si spense a Rovigo il 1° dicembre  1935. Nell’arco di 74 anni di vita ebbe esperienze molto diverse, alcune  addirittura sconfortanti. La famiglia si disgregò presto, perché il  padre dimostrò segni di così gravi anormalità psichiche da costringere  la moglie a rifugiarsi dal fratello. La fanciullezza di Amalia fu pertanto  vissuta con la mamma che, per provvedere alla figlia piccola,  nel 1867 dovette prestar servizio presso le suore della Misericordia di  Venezia, che gestivano il «Pio Ricovero» di Este (Padova), dov’erano  ospitate persone anziane, sia maschi che femmine, e bambini dei due  sessi. Con mamma Margherita fu accolta anche la figlia. 

A Este Amalia compì gli studi elementari. Desiderando farglieli  proseguire, Margherita collocò la figlia presso le suore Canossiane del monastero di Sant’Alvise a Venezia, dove frequentò le classi complementari  e normali, conseguendo, il 29 agosto 1878, il diploma di  maestra elementare di grado superiore. Mentre si trovava a Venezia  per gli studi, Amalia incontrò una religiosa della Società del Sacro  Cuore di Gesù. Ne nacque un profondo desiderio di consacrarsi a  Dio in quell’istituto. 

Il 17 luglio 1881 l’Andreoli entra come postulante nella casa di  Padova; è poi trasferita a Firenze, dove il 27 dicembre 1881 veste l’abito  nella casa di noviziato e due anni dopo emette i voti semplici. A Torino per circa un anno assiste le bambine e poi nel 1885 è assegnata  di famiglia a Roma, prima nella casa di Santa Rufina in Trastevere,  come insegnante nelle classi elementari dell’educandato, poi a Villa  Lante, ancora come insegnante alle elementari. 

All’approssimarsi della professione perpetua, l’11 agosto 1889  lascia l’istituto delle Suore del Sacro Cuore, a causa, pare, di una  malattia grave. Figlia e madre si dirigono a Galeazza Pepoli (Bologna)  da un sacerdote del Terz’Ordine dei Servi di Maria, don Ferdinando  M. Baccilieri, oggi beato, fondatore delle suore cosiddette Serve di  Maria di Galeazza. Sia la figlia che la madre chiedono di entrare nel  nuovo istituto. Il periodo di prova, consueto in questi casi, dura molto  poco per Amalia, che il 25 settembre 1889 riceve l’abito dalle mani del  priore generale dei Servi, Andrea M. Corrado, assumendo il nome di  suor Maria Pellegrina. La mamma vestirà l’abito più tardi, il 20  novembre, e prenderà il nome di suor Arcangela. Due giorni dopo la  figlia ricomincia a insegnare. 

I primi mesi trascorsero serenamente, poi tutto cambiò. Una lettera  del beato Baccilieri, datata 25 aprile 1890 e indirizzata al priore  generale OSM, la qualifica «matta» al punto che egli dovette «licenziarla». Le due, madre e figlia, si diressero alle Suore di Santa Croce a  Brescia, dove per otto mesi Amalia sostituì le insegnanti di francese e  di italiano, gravemente inferme. Nel frattempo mamma Margherita  ritornò a Vicenza in via Porta Santa Lucia 16, dove successivamente  fu raggiunta dalla figlia. 

La loro frequentazione del santuario di Monte Berico e la conoscenza  del padre Giovanni Dalla Costa, divenuto loro confessore,  spianarono la strada alla sistemazione successiva. Egli infatti conosceva  bene un canonico di Treviso, monsignor Giovanni Mander, che  nella diocesi di Ceneda (oggi Vittorio Veneto), precisamente a Vidor  di Valdobbiadene, aveva costituito un piccolo gruppo di brave giovani  che lo coadiuvavano nelle sue pie opere. 

L’11 febbraio 1891 madre e figlia lasciano Vicenza e si uniscono  al gruppo di Vidor, al quale monsignor Mander aveva dato Regola e  Costituzioni, un abito religioso e la denominazione di «Figlie di  Nostra Signora del Suffragio». La situazione si rivelò drammatica:  non c’era nemmeno il necessario per vivere. Le vicentine scrissero a  padre Dalla Costa di essere state ingannate e che «non potevano  durarla in tanta miseria». Il gruppo era allora diretto da un ex-suora  delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Paolina Alberico, che qualche mese  dopo l’arrivo delle nostre due ritornò in Piemonte. Il suo ufficio fu  affidato a Margherita. Vista la situazione, fin dal mese di settembre 1891 Elisa e Margherita consigliarono monsignor Mander di adottare la Regola delle terziarie Serve di Maria. Egli preferì modificare lievemente  il regolamento già dato. Di conseguenza, nell’estate del 1892  madre M. Margherita comunicò a monsignor Mander la decisione di  dare avvio a una fondazione autonoma, con l’appoggio offerto dalle  autorità civili e religiose di Vidor, disposte ad affidare al piccolo  gruppo così costituito la gestione dell’asilo comunale. 

Anche il vescovo di Ceneda, monsignor Sigismondo Brandolin  Rota, appoggiò esplicitamente la nuova fondazione in data 17 settembre  1892 e lasciò il gruppo libero di aggregarsi al Terz’Ordine dei  Servi di Maria, adottandone Regola e Costituzioni: ciò avvenne dopo  un settennio di sofferenze segnato da incomprensioni, quasi a premio  dell’obbedienza dimostrata al vescovo e al parroco da parte del gruppo  costituito a Vidor. Infatti, il 9 luglio 1899 il parroco don Vittorino  Costa, su incarico di monsignor Brandolin Rota, dette esecuzione al  decreto del priore generale del Servi di Maria, Andrea M. Corrado,  vestendo dell’abito di terziarie le quattro componenti la comunità di  Vidor: Margherita Ferraretto, sua figlia Elisa, Agnese Vimercati e  Carmela Regonesi. 

Da questo momento il gruppo andò sempre più allargandosi.  L’occasione fu offerta dalla signora Elisa Oriani di Adria, che trascorreva  le vacanze estive presso il sindaco di Vidor Fausto Zadra,  suo parente. Avendo conosciuto le nuove terziarie ed essendo promotrice  del Terz’Ordine dei Servi di Maria ad Adria, decise di lasciare  i suoi beni al gruppo di Vidor, allo scopo di affidare loro un asilo  ad Adria per i bambini della media borghesia. L’accordo fu raggiunto  nell’agosto 1901. Quando la signora Oriani si spense il 23 dicembre  di quell’anno, il canonico Luigi Fraccon, esecutore testamentario,  consegnò l’eredità alle suore. Il 7 aprile 1902 madre Elisa si trasferì  ad Adria per realizzare la volontà della benefattrice. Il giorno  seguente, 8 aprile, giunse il primo attestato di accoglienza da parte  del vescovo di Adria, monsignor Antonio Polin. 

Gli sviluppi successivi ebbero il loro coronamento sia nell’incontro  con suor Dolores Inglese nel 1911, come abbiamo già ricordato, e il  conseguente inserimento della riparazione mariana nel testo costituzionale,  sia con l’invio in Brasile del primo gruppo di suore nel 1921. 

La Santa Sede concesse il decretum laudis al nuovo istituto nel  1931, al quale fece seguito, il 19 novembre 1947, l’approvazione pontificia  delle Costituzioni. 

Il processo informativo ordinario fu celebrato nella diocesi di  Adria negli anni 1965-1971 e ricevette il decreto di validità da parte  della Congregazione per le Cause dei Santi il 22 maggio 198719.